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HEGEL STUDIENSITO DEL PROF.PIERGIORGIO SCILIRONI |
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Nel 1816 Hegel fu chiamato dall’università di Heidelberg, dove pubblicò l’Enciclopedia delle scienze filosofiche. Nel 1818 passò all’università di Berlino dove, anche grazie agli appoggi politici di cui godeva, raggiunse il vertice della sua fama, arrivando ad imporsi come intellettuale di riferimento della scena culturale prussiana. A Berlino si dedicò alla stesura delle sue lezioni, che spaziavano dall’estetica, alla religione, fino alla storia della filosofia. Nel 1831, anno della sua morte, la filosofia di Hegel dominava ormai la scena culturale europea e annoverava un folto numero di seguaci.
La Fenomenologia dello spirito (1807) espone le tappe attraverso cui lo spirito si è elevato fino all’assoluto. La coscienza empirica (uomo), che ripercorre le tappe esposte nell’opera, a sua volta si eleva fino al punto di vista del sapere assoluto. Quest’opera, però, fin dalla sua pubblicazione, era concepita come parte di un progetto più ampio, di un sistema scientifico esaustivo della totalità dell’essere e del sapere: le figure della fenomenologia non rappresentano la totalità del processo, ma solo quelle figure in cui lo spirito si riconosce come coscienza. Queste figure, all’interno della struttura triadica del pensiero hegeliano occupano il momento della sintesi. Per esporre il processo per intero è quindi necessario individuare i momenti della tesi e della antitesi, cosa che Hegel farà successivamente:
Tra il 1812 e nel 1816 Hegel pubblica le tre parti de La scienza della logica, in cui espone la struttura stessa dell’essere. Essa rappresenta il momento della tesi, l’impalcatura logica del mondo, il mondo pensato, progettato, prima della sua realizzazione. La logica è la scienza dell’idea che diverrà mondo. Con la pubblicazione dell’Enciclopedia delle scienze filosofiche Hegel definisce anche il momento dell’antitesi: la natura è il momento in cui l’idea si estranea da sé, in cui l’idea nega la propria idealità facendosi mondo, natura.
L’Enciclopedia delle scienze filosofiche, pubblicata per la prima volta nel 1817 e successivamente nel 1827 in una nuova edizione approfondita, è l’opera più emblematica del pensiero hegeliano: essa rappresenta la volontà di possedere la totalità del sapere in modo organico e rappresenta la pretesa che questo sapere coincida con l’assoluto stesso:
Per “enciclopedia” s’intende la volontà di raccogliere la totalità del sapere (inteso anche nella sua valenza ontologica e metafisica). Il riferimento storico è evidentemente l’enciclopedia realizzata dagli illuministi (qui il sapere è inteso in senso principalmente gnoseologico). Per “scienza” s’intende l’elemento nuovo che distingue l’enciclopedia illuminista da quella hegeliana: Hegel espone scientificamente, attraverso il concetto (successione di tesi, antitesi e sintesi), la totalità del sapere. Mentre l’illuminismo dispone in ordine alfabetico le varie voci, Hegel le ordina in modo scientifico, sistematico, razionale e organico, secondo la logica stessa intrinseca alla realtà e alle connessioni dinamiche che ci sono in essa.
Nella Enciclopedia confluiranno La scienza della logica (tesi) e la La Fenomenologia dello spirito (sintesi).
Nella logica si espone la struttura stessa dell’essere. Essa, in altri termini, è l’impalcatura logica del mondo, il mondo pensato, progettato, prima della sua realizzazione: “È Dio, com’egli è nella sua eterna essenza, prima della creazione della natura e di uno spirito finito”. La logica studia, quindi, l’idea al di fuori del tempo. L’idea ha una struttura dialettica, concettuale, segue cioè il ritmo triadico di tesi, antitesi e sintesi. La logica, a differenza delle logica tradizionale, corrisponde con l’essere, è cioè un ontologia, una metafisica. All’interno nella logica Hegel affronta il tema antico dell’opposizione tra essere (tesi) e non essere (antitesi), risolvendo i due termini nella sintesi superiore del divenire. Il divenire supera e conserva entrambi i termini, divenendo la cifra stessa del sistema hegeliano: ogni figura è conservata, (essere) ma contemporaneamente superata (non essere) nella figura successiva; ogni accadimento è necessario alla realizzazione dell’assoluto (essere), ma contemporaneamente è tolto per raggiungere questo assoluto (non essere).
La natura è l’idea fuori di sé, l’idea che si è estraniata e negata nella realtà empirica. La natura, in quanto idea fuori di sé, conserva una razionalità intrinseca. Hegel, quindi, indaga la natura al fine di individuare questa razionalità e d’individuare i principi generali delle scienze che la studiano. Infine, la natura, produce gli esseri viventi, ponendo le premesse per quel livello della natura, l’uomo – la coscienza empirica –, in cui appare lo spirito. Hegel, a differenza del rinascimento e del romanticismo, ha un’idea negativa della natura. La natura, rifacendosi all’ottica neoplatonica, è mancanza di essere, tanto che anche la più piccola espressione spirituale dell’uomo è superiore ad essa: «La natura, considerata in sé, nell’idea, è divina; ma nel modo in cui essa è, l’essere suo non corrisponde al suo concetto: essa è, anzi, la contraddizione insoluta. Il suo carattere proprio è questo, di esser posta, di esser negazione; e gli antichi hanno infatti concepito la materia come un non ens».
L’idea, dopo essersi alienata nella natura, ritorna in se stessa, divenendo idea in sé e per sé. In questo modo inizia la storia, intesa come “lo spiegarsi della natura di Dio in un determinato elemento particolare”. Questo elemento particolare è l’uomo: in esso lo spirito risorge e inizia il suo percorso verso la piena realizzazione. La storia coincide dunque con Dio, per cui tutto ciò che accade è razionale. Gli individui, specialmente gli individui cosmici – coloro che con le loro azioni hanno segnato la storia (Giulio Cesare, Napoleone, ecc..) –, sono i mezzi attraverso cui Dio si realizza. L’individuo, che crede di agire liberamente, è invece mosso dalla necessità razionale intrinseca alla storia, che Hegel chiama anche “l’astuzia della ragione”: lo spirito, la ragione, impongono agli uomini, che s’ingannano di essere liberi, di recitare a proprio vantaggio un copione. Una volta svolto il proprio compito, l’uomo è abbandonato alla propria finitezza e sostituito da una nuova figura.
Il momento dello spirito si articola:
La filosofia di Hegel coincide con il trionfo del razionalismo e dell’ottimismo. L’opera di Hegel è un’immensa cattedrale del pensiero che semplicemente pretende di contenere la totalità dell’essere e del sapere, compresa l’essenza ultima di Dio. Quest’immenso sforzo si tramuta però, banalmente, nella semplice giustificazione del reale: Hegel, in quanto è l’uomo che ha raggiunto il sapere assoluto dell’assoluto, è il filosofo che possiede la vera filosofia (o meglio, da filosofo si è trasformato in sapiente). Lo stato prussiano, che è lo stato in cui Hegel vive ed opera, è lo stato etico che esprime l’essenza stessa di Dio. L’immensa filosofia di Hegel, che per certi versi è una vera e propria teologia, ha quindi un esito assai modesto: giustificare ideologicamente il potere costituito. Come nell’opera del romantico Novalis, I discepoli di Sais, al termine di una lunga ricerca si giunge ad una “sorprendente” verità: “Arrise ad uno di sollevare il velo della Dea Sais. E bene, che vide? Vide – meraviglia delle meraviglie – se stesso”.
Lo stesso Hegel ci spiega chiaramente lo scopo ultimo della filosofia: essa, come la nottola di Minerva che s’alza in volo quando il giorno è prossimo alla fine, inizia la sua opera quando è già tutto compiuto. Per questo la filosofia non dice come deve essere il mondo, contribuendo a progettarlo o a cambiarlo, ma semplicemente prende coscienza di una realtà quando questa si è già pienamente realizzata:
“Del resto, a dire anche una parola sulla dottrina di come dev’essere il mondo, la filosofia arriva sempre troppo tardi. Come pensiero del mondo, essa appare per la prima volta nel tempo, dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione ed è bell’e fatta. Questo, che il concetto insegna, la storia mostra, appunto, necessario: che, cioè, prima l’ideale appare di contro al reale, nella maturità della realtà, e poi esso costruisce questo mondo medesimo, còlto nella sostanza di esso, in forma di regno intellettuale. Quando la filosofia dipinge a chiaroscuro, allora un aspetto della vita è invecchiato, e, dal chiaroscuro, esso non si lascia ringiovanire, ma soltanto riconoscere: la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo”.